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tarebbono meraviglia; cosí anco non v'è dubio che queste qualità molto più facilmente, ed in un grado piú eccellente, non s'introduchino in quelle materie che sono per sé stesse disposte a riceverle. Onde presuponiamo che col medesimo artificio e con la medesima eloquenza, altri voglia trarre la compassione d'Edippo, che per semplice ignoranza uccise il padre; altri da Medea, che molto bene consapevole de la sua sceleraggine, lacerò i figliuoli: molto piú compassionevole riuscirà la favola tessuta sovra gli accidenti d'Edippo, che l'altra composta nel caso di Medea; quella infiammarà gli animi di pietà, questa a pena sarà atta a intepidirli, ancora che l'artificio ne l'una e ne l'altra usato sia non solo simile, ma eguale. Cosí similmente la medesima forma del sigillo molto meglio fa sue operazioni ne la cera che in altra materia piú liquida o piú densa; e piú sarà in pregio una statua di marmo o di oro, ch'una di legno o di pietra men nobile, benché in ambedue parimente s'ammiri l'industria di Fidia o di Prassitele 5. Questo mi giova aver toccato

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1) Edipo. Da oideiv gonfiare е лоÛÇ piede, perché fu trovato appeso per i piedi in un bosco ove era stato esposto dal padre Laio, al quale un oracolo aveva predetto che sarebbe stato ucciso dal figlio. Le avventure notissime di questo eroe tebano e la maledizione che in conseguenza gravò sui figli di lui furono tema inesauribile di tragedie. Sofocle compose un Edipo re e un Edipo a Colono: la prima fu imitata da Seneca e tradotta metricamente nel 1524 da Alessandro Pazzi de' Medici; e un Edipo scrissero Corneille e Racine. La lotta dei figli, Eteocle e Polinice, fu argomento alla Tebaide poema di P. Papinio Stazio; e ai Sette a Tebe tragedia di Eschilo; alla Fenisse di Euripide; al Polinice dell'Alfieri; alla Thebaïde di Racine; all'Eteôcle del Legouvé. La pietà della loro sorella inspirò un'Antigone a Sofocle, a Luigi Alamanni, al Rotrou, all'Alfieri. Edipo, per allusione all'eroe che spiegò l'enigma della sfinge, si dice comunemente a coloro che trovano con facilità la spiegazione di enigmi o di questioni difficili.

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2) Medea. Figlia di Oeta, re di Colchide e di Ecate, sorella di Circe. Quando Giasone arrivò con gli Argonauti per impadronirsi del vello d'oro, Medea se ne innamorò e lo aiutò con l'arte magica nella quale era esperta; quindi fuggi con lui, dopo avere ucciso il fratello Absirte che l'inseguiva. Quando Giasone piú tardi l'abbandonò per sposare Glauca, per vendicarsi uccise i figli che aveva avuto dall'eroe. Le avventure di questa donna sono assai intricate e discordi nel séguito e nella fine. Scrissero una Medea Euripide, Seneca, Luduvico Dolce, Corneille.

3) sigillo... nella cera. Immagine usata di frequente da Dante per significare la materia che riceve gl'influssi celesti; cfr. Parad., I, 41: VIII, 128, XIII, 67.

4) Fidia. Il piú illustre degli scultori greci, n. ad Atene fra il 488 e il 484, o nel 496 secondo altri; m. nel 431 a. C. Visse al tempo di Pericle nel periodo piú splendido di Atene che ornò delle sue opere, tra le quali le statue di Giove e di Minerva, famose per grandezza e maestà.

5) Prassitele. Altro celebre scultore greco, n. ad Atene nel 361, m. nel 280

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I DISCORSI DELL'ARTE POETICA

IL PADRE DI FAMIGLIA

E

L'AMINTA

MIN

ANNOTATI PER CURA DI

ANGELO SOLERTI

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(con illustrazioni)

1901
DITTA G. B. PARAVIA E COMP.
(Figli di I. VIGLIARDI-PARAVIA)

TORINO ROMA-MILANO-FIRENZE-NAPOLI

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